un sito per Ariel
le mie poesie

AGOSTO SOLATIO

fango melmoso su una strada inviolata
aria afosa pesante che stordisce i moscerini
tetti rossi che chiedono aiuto
urla del silenzio in un pomeriggio solitario
cani sciolti che annaspano bramosi di carne
pensieri assopiti nella calura di agosto
sensazioni vibranti al cospetto di una vergine
lingue di fuoco bruciano gli alberi
verde che già rimembra il passato
acre odore di fumo di un pomeriggio di agosto
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ANNI

ogni sospiro
ogni scricchiolio
ogni rumore amplificato
lo stridore dei freni mi drizza i peli sulle braccia
i miei pensieri s’intrecciano
si mescolano
e cadono confusi

lo scoccare del tempo mi mantiene un certo ordine
mi esalta e mi deprime
mi acutizza i sentimenti
i miei profondi ostinati e pruriginosi sentimenti
che conservo col passare degli anni
questi ordinati e sconclusionati anni
senza grandi palpiti ma con grandi conseguenze

il sommesso sbatacchiare degli zoccoli
di questi zoccoli che non conoscono la realtà del verde
mi tengono sù
mi fanno librare
si chiudono in me
e danno forma al desiderio

le nuvole raggruppate in un tenue grigio
mi sbarrano la visuale
è più in là che vorrei spingerla
più in là ancora
fino alla verità dell’essenza dei cieli
fino ad incontrare la Dea luminescente
Colei che mi saluta ogni sera
e alla quale io non esito ad inchinarmi
la fredda Madre impalpabile
Musa del mio tempo
candore di tetre notti senza età
sospesa nel vuoto ad osservarmi
a regolare il mio nero umore

i miei figli dipendono da Lei
e così la mia vita
quel sottile filo teso e tagliante
fragile e delicato
incline a spezzarsi

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ASPETTANDO L’ALBA

ogni giorno aspetto il sole
ogni giorno il cambiamento
ogni volta prego me stessa
la mia anima
sento che butto via il tempo
mi sfugge di mano
il mio sangue scorre invano
ogni giorno aspetto l’alba
per alzarmi e cambiare tutto
tutto di me stessa
o forse solo la faccia
non lo so ancora
so sicuramente che non devo sprecare altro tempo
altre parole
ma alzarmi e fare quello che desidero

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CENERI

emergono
direttamente dalle ceneri
cercano nuove speranze
mordono
toccano
pregano
un’antica preghiera
lenti e taglienti
come un coltello

sono una pagana
davanti al mio altare
pronta per il sacrificio
pronta ad urlare
davanti alla morte
senza preghiere
senza speranze
senza fede
senza angeli custodi

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COLORI DELLA MIA MENTE

c’è una nebbia qui dentro la mia mente
c’è il colore giallo qui a darmi la forza di cui ho bisogno
c’è gioia e speranza a farmi sentire viva
non c’è nient’altro che me stessa a farmi sentire che non appartengo a questo strano mucchio di uomini
talvolta sento la voce urlante dentro il mio cervello
che mi tiene sveglia
c’è troppo rumore dentro i miei pensieri per riposare in pace
tutto è falso

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CREAVO UN IDILLIO

creavo un idillio
nel mio candore
fissando giù nel mio sulfureo abisso
il mio sguardo incontra il buio infinito
mi pongo domande
giaccio qui seduta in cima al mesto universo
aspettando che la mia campana suoni
la mia pelle screpolata riveste le mie morbide sensazioni
il mio sangue anela al calore dei raggi del sole
fissavo memorie con le quali lottare
vedevo ombre con le quali scontrarsi
mi sentivo legata in un mondo che mi intrigava
con la speranza di una rude passione
duratura ed eccitante per la quale gioire
e voler restare vivi

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DESOLAZIONE

la desolazione
l’aridità
la vecchiaia dell’anima
il prosciugarsi delle lacrime
del cuore che non genera più sentimenti
una ghiacciaia di situazioni
di sensazioni
me
scissa in due mondi
anzi quattro
il reale e l’irreale
la vita e la morte
passo dall’uno all’altro come e quando ne ho più bisogno
sto qua con Lari e Penati
i miei Dei domestici
gli unici spettatori della mia rappresentazione teatrale
il mio ruolo è quello della figlia del Signor Rappaccini
che vive in un mondo avvelenato
e cresce nutrendosi di gas nocivi
di velenose esalazioni
sento l’anima che cresce
si gonfia di sensazioni e di sapienza
dalla mia figura cola giorno dopo giorno
un purpureo sangue
che si addensa e si coagula
con la tonaca sporca mi addentro nella mia serra
colma di velenose ed irte piante
il mio giardino
il mio Eden personale
scrivo la mia storia per gli spettatori
per il pubblico che mi osserva dai vetri
dal suo mondo
scrivere mi rende una piccola dea
ricreo il flusso e l’urto del mondo
attraverso i miei piccoli schemi di parole ordinate
possiedo capacità fisiche
intellettuali
ed emotive
che devono trovare sbocchi creativi
altrimenti si trasformano in rovina e desolazione

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DISSOLVENZA

percorrendo la cedevole strada dei sensi ho percepito il facile disintegrarsi del mio spirito.
non provavo simile sensazione da anni.
almeno da quando non ero più me stessa al cento per cento.
sentivo un sottile sgretolarsi dei miei pensieri, dei miei sogni tramutati in speranza. l’odore di un futuro vicino che mi calpestava i nervi.
avvertivo una pesante ombra sulla mia anima che mi spronava a prendere atto di me. delle mie decisioni.
mi sentivo.
tutto intorno si creava da solo, mi tagliava i pensieri, mi nutriva con la sua forza.
era l’alba. la nuova alba di una mia ennesima nuova esistenza.
i miei piedi freddi calpestavano l’erba fresca di quel mattino, mi gelavano con i miei pensieri e bruciavo all’impazienza di giocare con i miei sogni. di creare il creabile.
non dovevo più dare tempo al tempo; dovevo prendere forza e scrollarmi di dosso le pulci del mio lento miserevole passato.
sulla mia testa c’era una scommessa. una grossa.
me l’ero giocata da sola; su di me. o ora o mai, avevo detto.
mi faceva stare bene guardare le nuvole che mi correvano sulla testa. mi sentivo anch’io in quell’aria.
godevo di quella fresca brezza mattutina. era fina e gelida, ma piacevole.
avvertivo che era tardi. ma non volevo più correre. non ne avevo più la forza.
non quella fisica almeno.
le ombre del primo sole si divertivano a farmi inciampare. io le saltavo ingannandole.
era il gioco della mia nuova vita.
era forse il solo modo che avevo per non andare verso la dissolvenza.

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ESPERIENZE

caratteri colorati. grandi come case. luci e lucine ti guidano e ti tengono per mano. il moto. la purezza del divenire. cartelloni superati alla velocità del pensiero che corre e che immagina cieli lavati in uno stridore acuto e penetrante.
la vita. la morte. esperienze. voci baldanzose ti spiegano e ti parlano rompendo il silenzio del temporale notturno.
la velocità ti ricorda la vita. la corsa verso la morte. il blu. io me la immagino blu. i fari si allargano. ti stordiscono.
ti abbagliano. vedo la vita davanti a me.

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FANTASIE ANNEGATE IN TROPPA ACQUA

troppa acqua
troppa arsura
troppe voci tutte assieme
ci porteremo avanti nell’illusione
arroganti e attaccati al nostro cupo sogno
la luce di fronte al tunnel è ad intermittenza
fioca e incerta ti aspetta
da tempo
nella realtà sfinita da troppi entusiasmi
tante domande sono state poste
poche risposte di ritorno
solo sogni
desideri
solo noie
solo buio
fantasie annegate in troppa acqua

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FENICE

vedo rossi vortici
bollenti come il fuoco
mi chiamano
mi allettano
mi ci voglio tuffare
per perdere i miei sensi
e ritrovare la pace

sento il loro calore
insopportabile al tatto
si chiude attorno a me
m’intrappola e mi acceca
perdo la cognizione del tempo e dello spazio
tutto attorno brucia e mi ustiona l’anima

poi riemergo
riprendo fiato
e racconto la mia storia

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GOTICO PENSIERO

gotico pensiero
in una sublime giornata
va, sospinto nell’antropomorfo
soliloquio infinito di croci bruciate
la bianca farina dell’anima
che mai si amalgamera’ al composto del cosmo.
sfuggevoli sensazioni si fermano intrappolate nella collosa corporeita’ dell’ignobile sentire.
cupi rintocchi richiamano l’estasi.
tutto attorno e’ l’idillio, lo sgomitolarsi delle idee.
sogni in frammento, cadono e s’incrinano senza rumore.

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GUERRA

un tocco magico
la campana della guerra
cupe figure di tufo che aspettano il tramonto
gelosie per un’alba
odore di terra bagnata
la magica atmosfera
l’aurora mi tiene
i miei occhi si chiudono
pregano nuovi dei
sospiri nell’inconscio
rumori di frasi che mi addormentano

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I MIEI CORVI

spire di assopimento
perse in ogni angolo del terrazzo
tra i primi verdi dei vasi polverosi e incrostati
gioia che si tramuta in decesso
buoni propositi che affannosamente cercano un appiglio
la mente si estende
cerca un orizzonte
si ferma nel tentativo di creare
di partorire le immagini polverose
che eternamente tiene dentro di sé

l’abisso si deve forgiare in concreto
in qualcosa di tangibile
l’ansia si placa
il respiro si allenta
i nervi degli arti si rilassano

i rami del mio albero davanti al terrazzo si scuotono
e scacciano i neri corvi severi
che gracchiano oscenità
che mi fanno compagnia nel tedio
delle mie gelide mattine
nella profonda statica quiete
che mai esplode tramutandosi in irreale
in un folle turbine di pensieri
in una vasta sete di conoscenza
in una mattina meno gelida

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INSETTI

in ogni angolo
dietro ciascun mobile
la notte
si nascondono i più disparati insetti della mia mente che brulicano frenetici
in cerca di passioni in cui infiltrarsi

sento un brusio che proviene da fuori
sento anche il forte soffio del vento che spinge
e corre in indiavolato nella notte fredda di settembre
i primi sentori di un vicino inverno già si fanno avanti

mi chiedo solo se quest’anno sarà un buon affare
e intanto mi addormento e i miei insetti si assopiscono lasciandomi libera da tutte le ansie di questa estate oramai quasi andata

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LA CONDIZIONE PERFETTA

una tranquilla appiccicosa notte bianca
a pensare su di un bianco e umido letto
a fare neri lividi con i miei pensieri
rigirandomi di continuo
sudando
gettando via un’altra ottusa notte psicotica
io preferisco stare qui
un tranquillo e asciutto bianco terrazzo
a leggere ad un bianco e anonimo tavolo
ad incrociare grassi pensieri e magre linee da leggere
rigirando le pagine di continuo
imparando
portando a termine un’altra scervellata sessione psico-culturale
io amo stare qui
pace
silenzio dappertutto
è ancora presto nella fresca mattinata
nessuno parla
nessuno si muove ancora
nessuno fa amari rumori per spezzare questo silenzio
questo sarebbe lo stato perfetto
il vestito magico da indossare ogni mattina dell’anno
quando la natura porta silenzio e contemplazione per il tuo lavoro
e ti dà un pallido sole come dono
dolce luce
fresca brezza
e durerà solamente fino alle nove
poi tutto inizia
rumori
voci
bambini che urlano
madri che starnazzano
motori che ruggiscono
pronti per un nuovo lungo rumoroso giorno
fino a mezzanotte
poi inizia la notte
quando tutti dormono
e nessuno fa cicatrici al silenzio a cui aneli
la notte: la mia nicchia
la luna: la mia musa
dentro la condizione perfetta

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LIBERA

la sento con rabbia
la sento con forza
la mia vita che si riavvicina
che mi ritorna
nuova
piena di speranza
piena di colori
e di gioia
sarò nuova
sono già nuova
mi sento un’altra ragazza
o forse sono semplicemente la ragazza di una volta
sono forte ora
una fenice che si innalza dalla rossa fiamma
per vivere di nuovo
libera

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LIEVE

noia grigia
un senso di strana ansia
solo sei notti mi separano dal rientro
è quest’uggia che mi assale
dovremmo nascere senza cervello
o annegarlo giù
nei freddi e neri abissi del mare
sciupa notti estive
le rende bianche e pesanti
dovremmo non pensare
la realtà dei fatti non fa sempre bene
ancor peggio realizzarla
certe volte anelo al vuoto
all’ignoto
all’ignoranza
vorrei essere un angelo
lieve
trasparente
librare nell’aria
senza passato
né futuro
senza nostalgie
senza domande
raggiungere gli orli dell’universo
toccare il pelo del mare
volarvici sfiorandolo
abbagliato dallo specchio dorato

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L’IMPRONTA

l’impronta ignobile ferrea indelebile
preme sul mio cuore e sulle mie vene
si è rinchiusa nelle spire dei miei emisferi
per darmi il dono di avere la parola
la cupa e vera parola

per trasmettere la mia sensibilità ai miei simili

vivo nel gelido vento perenne
che m’inebria e mi spinge a capire
a studiare
a vedere
e a far vedere

sempre vorrei stare qui
su questa nuda terra
a gioire di questo dono
a sentire le mie membra scoperte
sulla ruvida superficie del creato

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LONTANO

gioisco di questo piccolo verde angolo di paradiso
silenzioso e lontano da nocivi grigi gas di scarico e curiosi occhi indiscreti che tagliano come lame affilate
lontano da schiamazzi di folle in libera uscita
lontano da tutto e da tutti
qui riesco a sentirmi viva
i raggi di un primo sole m’inebriano
un rintocco di lontane pigre campane pizzicano le corde del mio triste cuore
credo in un domani migliore
il rumore starnazzante dei clacson in lontananza
non mi appartiene
anzi m’innervosisce
le urla giocose dei bimbi in un vicino asilo m’inteneriscono
solleticano le mie vecchie memorie
quando l’odore del caffè appena tostato invadeva i miei polmoni e con esso io ero un tutt’uno

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LUNEDI’

nel piumaggio
grigio
confuso
e appiccicoso del mio io
ho trovato un anello
lucido e brillante
con un prezioso rubino
purpureo e brillante
oggi lo conservo
nelle mie segrete
è il mio tesoro
la mia salvezza
l’unica sicura ricchezza che possiedo:
l’energia
la passione
la vitalità.
oggi mi sento forte

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LUPI

sul nero deserto
cova la luna
palla di neon sul mondo
ululati di lupi d’argento
sotto la luce scintillante
viandanti smarriti
seguono l’enorme faro
non sanno che non vi arriveranno mai
ma l’incoscienza li salva
sapere la verità delle cose non fa sempre bene
adesso il deserto è color oro
i lupi si sono calmati
i viandanti si sono arresi
sotto l’immensa e maestosa palla
nessuno la raggiungerà mai
solo nei sogni
solo nelle fantasie
i lupi ora se ne vanno
tristi affamati e sconsolati
e i viandanti sono in pericolo

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MIELE SALATO

passa di sorpresa il dolce ed impercettibile candore di una calda e assolata amara giornata d’agosto
i salati pungolii lì a ricordare che niente va lasciato
niente che un giorno possa essere di rimorso
niente di niente deve restare nell’austera aria ferma di questa opprimente giornata
contorni liquefatti
appiccicosi come miele
si spargono sui miei pensieri
e regalano secondi di smaniosa felicità e speranza
un’atroce evanescenza già rimpianta
brusca tentazione di ricordare
sepolta senza timore
senza lancinante risentimento
niente funerali
solo una pesante cruda lapida ad affondare quello che è stato

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NASCOSTI

occhi nascosti ci fissano
le vite che conduciamo
i nostri volti
orecchie nascoste ascoltano le nostre chiacchiere
le cose che diciamo
la nostra voce
nasi nascosti annusano la nostra traccia
alla fine della nostra giornata
il nostro sogno
bocche nascoste dicono sciocchezze tutto il tempo
alle nostre spalle
alla nostra faccia

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ORLO

la superficie liscia
tagliente
brilla sotto la palla di fuoco
si scalda e riflette nei miei pensieri

oggi potrebbe essere l’unico giorno giusto
per cogliere la scintilla
per chiuderla al sicuro dentro me
dentro la mia nera e perduta anima

il cinguettio degli uccelli in lontananza mi disturba
mi distoglie l’attenta concentrazione
che i miei occhi avidi
hanno messo su quella brillante superficie

adesso la tocco
brucia
la sua consistenza gentile e al tempo stesso audace e ingannevole
mi eccita

vorrei colarvi il mio sangue ancora caldo e pulsante
per sporcare la sua perfetta visione
per sentire suo calore dentro le mie membra
coglierne la forza
quasi impercettibile
e il liscio
lineare filo che mi taglia dolcemente

lenta e placida cola la mia rossa linfa
i pensieri si annebbiano
ebbri del calore circostante

sento il cinguettio che diventa più fioco
lo sento lontano
forse gli uccelli che assistono al lento colare dei miei sensi
cantano più sommessamente in segno di rispetto

o sono le mie orecchie che iniziano a non percepire più così nitidamente le loro pungolanti voci?…
il calore della lama non lo avverto più
non sento nemmeno più gli altri rumori
sento solo la mia dolce sensazione di scivolare in un profondo e quieto eterno sonno

vorrei tornare indietro
risentire quegli stupidi uccelli
il calore del sole mattutino
vorrei risentire i miei piedi freddi sulla calda terrazza
ma è troppo tardi
ho sbagliato
cado spesso in stupide tentazioni…
ma questa era l’ultima.

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PARTENZE

si chiudono anche i bei momenti
già se ne sente la nostalgia
il loro profumo ti rimane incollato
e se vuoi non te ne liberi
te lo porti dietro
ti dà forza nei momenti bui
ti dà ispirazione nei periodi aridi
ti s’incollano nella memoria
come pece nei rami
nera ti cola nella notte sui tuoi sogni
la mattina ti svegli
ti alzi
annusi una nuova aria
la senti pesante
vuota d’ispirazione
solo odore di smog e caffè
ma la pece è ancora là
nella tua mente
e la puoi ritrovare quando vuoi
la sera
la notte
quando vuoi respirare la libertà

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PERCORSI

l’allegorico carro trascina a fatica il pesante fardello nella calura d’agosto.
i suoi allegri colori si sciolgono
colano liquefatti
in un magma di vernice rossa-gialla-blu
le ruote oramai tarlate scricchiolano
girano storte attorno allo stanco perno, vecchio e arrugginito.
il carro sanguina e la terra arida e brulla beve i suoi colori teneramente.
i solchi lasciati sono stretti e profondi come questo mio pensiero
dove il calore delle idee batte incessantemente
senza un ordine
senza timore.
i dolorosi solchi mi segnano indelebilmente.
colano i miei colori
scivolano dalla mia squamosa pelle
e tingono di nero e rosso le strade che percorro.
le mie ruote girano a fatica
scricchiolano sotto questo feroce sole
i miei polmoni sono vuoti;
due sgonfie sacche di carta grigia.

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PERFEZIONE

anche in quella condizione che io chiamo pseudo-raggiungimento della perfezione, vedo un frammento, una piccola scheggia di vetro spezzata e caduta. ora è là che brilla e taglia il mio sguardo. è lì a stonare nel mio mondo, nel mio torbido stagno.
screpolature del mio essere che bramano oleose essenze di serenità.
la mia perfezione non è ancora compiuta,
c’è ancora quella fine e malvagia scheggia che sogghigna alle mie spalle nude.
la realtà vi si riflette e io resto confusa.
l’odore di muffa e di zolfo mi anestetizzano.
neri cieli affollati da nuvole cupe e maestose passano sopra e il mio occhio le cattura.
la mia mente cade in loro possesso, i miei sentimenti s’incrinano, cadono nel buio stagno e si perdono in migliaia di brillanti frammenti.
ecco, adesso sono perfetta.

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PICCOLI APPUNTI IN UN’ASSOLATA ESTATE GOTICA NEL SUD

giaccio gotica su una cruda e amara sabbia
tra conchiglie e pietre
il mare s’incrina sulla riva
le piccole pietre rotolano avanti e indietro
ancora non sento la mia mente rilassarsi
nella pace tranquilla dello stato di cose al quale anelo
ma ci riuscirò
fra due o tre giorni ci riuscirò
è la solitudine di cui ho bisogno
l’unica che può fare da Musa a me
e ai miei sensi
la natura mi aiuta molto a farmi sentire a mio agio
adoro questo stato di cose
è il sapere che non durerà che mi rende irrequieta
la certezza delle cose
odio quando sai cosa succederà

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PURA MATTINA

pura mattina
con dolci pulsazioni
già lontane
ma rinnovabili
c’è sempre un tempo per ogni cosa
sento farfalle nel mio stomaco
sento il latte inacidito
la pappa che mi si forma nel cervello
pura mattina
balli mentali di una notte noiosa
mattina apatica ma pura
pura come il mio spirito
che vuole saziarsi di passati vicini
ma già lontani da me
irrecuperabili

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ROSSO

rosso cayenna per i miei sogni
rosso suicida per i miei occhi
rosso… solo rosso…
rosso per ricordare la vita dei miei scrittori.
rosso come i loro tulipani e i loro papaveri in ottobre.
rosso per una vita di passioni e di avventure.
ma stasera passa solo una nuvola nera.

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SOGNI – SERPENTI

nella tana oscura e profonda
giù interrati
vivono i miei sogni
raggomitolati su loro stessi
aggrovigliati come velenosi serpenti.
aspettano il giorno per risalire il rifugio
e colpire la preda.
con le lingue biforcute nella calura d’agosto
sibilano e danzano in cerca di cibo.
pronti a cambiare la loro vecchia pelle
stanca e ormai logora se la lasciano indietro
agganciata al dente di una pietra tra i solchi lasciati dai loro nuovi corpi.
morbidi e rinati in un elegante e scintillante vestito
si fanno strada tra rovi ed erbacce.
la nuova vita è iniziata.
una nuova avventura negli ampi spazi della folta giungla è cominciata.
i denti acuminati e brillanti
pronti ad offrire il loro amaro nettare
sono messi in bella mostra.
la caccia è iniziata.
fuori dalla buia tana…
è l’inizio di un nuovo giorno.

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SUL TERRAZZO

sul terrazzo sento la città
sussurrare
il mio desiderio crescere
il mio cuore correre
il mio naso annusa l’odore dell’erba appena tagliata
le mie orecchie annoiate dal rumore delle macchine
le voci delle persone giù nel cortile
la musica di una stupida canzone romantica
il motore di un aereo che vola sulla mia testa
non mi piace qui
porterei la mia pelle altrove

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TENERE BISACCE

tenere bisacce, sguardi perduti,
strade stanche e disidratate.
voli su colline sempre-verdi, in fiore o senza fiore.
giacciono fermi, ti osservano, ti chiamano, ti stuzzicano.
vedo la penombra che avanza davanti al mio sguardo.
pensieri sciolti elettrizzati e nervosi.
la festa nel mio cervello è incominciata.
parole immaginate e mai pronunciate.
perfette e gentili, scorrono e riecheggiano.
mai più penserò alla mia aridità.

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UMILI PENSIERI

umili pensieri nascono nel vortice ansioso della mia mente
aspri come limoni diventano se li elaboro
paurosi ed ossessivi se li porto con me nella notte
pesanti e dolorosi se li guardo allo specchio
poi muoiono
ma mai umilmente

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UN PALPITO

un palpito
una sfida
un’insonnia latente
spinge le mie braccia a stringere di più
il mio cuore a battere incessantemente

luoghi statici
oscuri
dolciastri
appiccicosi come miele
si allentano nel vuoto
nelle sue spire oscure

mai arriverò a quel termine
oltre la nebbiosa cortina
o almeno questo è quello che sento
la fredda atmosfera attorno a me

smuove il mio ego
lo fa vibrare
lo fa sudare
lo fa bramare

oltre la cortina biancastra…
un palpito

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UNA MERAVIGLIOSA BUGIA

guardando la scogliera
con le sue verdi e chiare acque che scorrevano sotto,
fissando i cerchi formati dai sassi che rotolavano giù,
avevamo tutti l’impressione di un triste gioco,
di una meravigliosa bugia.

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UNA NOTTE

dormire con un leggero sonno di piuma
le palpebre che si aprono di continuo ad intermittenza
bramano una fresca alba floreale
piena di fugaci e frizzanti odori
di miele e di violetta
la festa nel mio cervello è cominciata
le luci e le voci animano la nottata
la musica dei miei desideri poi all’improvviso si placa.
e giunge l’estasi.

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UNA PARTITA

partite ardue giocate in gran stile
lo stratagemma non è barare
ma sopravvivere e riflettere
sentire e valutare
il nuovo giorno può servire
lugubremente steso ai tuoi piedi

idee non avvezze al nuovo
desideri che soffrono rinchiusi in un barattolo
gioie soffocate sul nascere da mani storpie
che non conoscono i sentimenti
quelle mani gelide che ora sento su di me

una vita talvolta sprecata
soggiogata dalla noncuranza del prossimo
tavole ribaltate dal vento della confusione
sabbie mobili sotto i miei piedi che mi succhiano sempre più giù
sempre più velocemente

non si sente più l’arsura dei tempi che furono
il musicista ha interrotto la sua canzone
l’oratore non parla più
il sole
schermato da una nera nuvola
non scalda più
il giocatore ha perso la partita

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VETRI COLORATI

si affacciano ogni mattina dietro i vetri colorati pallidamente cercando di vedermi, cercando di osservare ogni mio più piccolo movimento, ogni mia espressione facciale.
mi amano… mi vorrebbero tutta per loro. ma sanno che non è possibile. almeno non ora… non è ancora tempo.
io mi aggrappo ogni giorno sempre più alla vita, con il piacere e tutta l’intenzione di farne parte, di entrare nel vivo degli eventi, di rimanerci succhiata…
mi sembra ogni volta di sentire i loro ghigni, quasi di percepire i loro avidi sospiri di passione. mi adorano…
sanno molto di me, ma non tutto. non abbastanza da diventare la loro sposa. la loro amante notturna, la loro spia delle tenebre vorticose.
ogni mattina si celano dietro i vetri rossi e blu cercando di godere ancora una volta, di raggiungere un altro passionale orgasmo, di saziarsi con la mia immagine.
a volte mi fanno quasi pena. altre mi fanno schifo.
le vedo lassù, imprigionate nel loro dorato palazzo, a finire la loro esistenza vivendo di immagini che possano dar loro un motivo in più per vivere, o per sopravvivere.
le loro vesti di seta si strusciano alle finestre della loro orribile e grottesca dimora accerchiata da caos di pazzia. non darei nemmeno un’unghia per vivere come loro…
la forza, quella potenza vibrante che emanano quei colori fa molta paura. loro vincono se tu li temi. loro muoiono se tu li deridi. sono fragilissime creature di giorni interminabili e di notti senza tempo.
vivono ingabbiate soffrendo di gelosia nei confronti di tutti, di ogni persona che inconsapevolmente passa sotto la loro bava smaniosa di averti.
se mi avessero vista un tempo, quando la mia debolezza rasentava ogni limite, allora avrebbero avuto più fortuna con me e sarei potuta diventare la loro amante così facilmente… ma oggi, con le lezioni che ho imparato, con l’acume che mi sono procurata, con la pelle dura come il cuoio che mi sono fatta, riescono a mala pena a sfiorarmi con i loro occhi infuocati.
la mia anima è forte… molto più dei loro sogni.
molto di più.

Other Places to go:

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Email: alessandra_farnetani


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